Quando la California fa paura

Fairview Fire – California

In California gli incendi sono un pericolo costante soprattutto in questo periodo dell’anno, quando il terreno ormai è molto asciutto a causa della protratta mancanza di pioggia, e l’aria si fa sempre più calda e secca.

Questo lo si sa, e in qualche modo ci se ne fa una ragione e si decide comunque di investire la propria vita in questa terra.

Quello che non si sa, e che non si può neanche immaginare, è come ci si sente fragili ed impotenti quando la minaccia di fuoco si fa reale, e quando ad essere a rischio è la tua casa!

È quello che sta capitando a noi in questi giorni.

Un incendio scoppiato a pochi chilometri da casa nostra! Un incendio che, anche se inizialmente piccolo, ci ha fatto subito pensare, perché non è vicinissimo ma neanche troppo lontano dalla nostra abitazione.

E allora prendiamo subito la macchina e tutti insieme andiamo a vedere dal vivo da dove realmente arriva tutto questo fumo già così visibile. Andiamo e, man mano che ci avviciniamo, capiamo che no, dai, è comunque lontano, non arriverà mai a casa nostra, ci vorrà chissà quanto fuoco perché possa arrivare da noi. Possiamo dormire sereni.

Ma quello stesso incendio nato piccolo e di “soli” 80 ettari, in pochi giorni diventa un mostro di 10.000 ettari.

Così la preoccupazione che avevamo deciso di abbandonare perché ci sentivamo sereni, ripiomba nella nostra vita, occupando ora costantemente i nostri pensieri e le nostre azioni.

Le immagini del fuoco diventano virali, e se mentre prima si poteva solo sentirne l’odore, ora si può vedere da così vicino che sembra volerti dire arrivo, non stare tranquillo perché sto per arrivare anche da te!

E così si susseguono messaggi su messaggi, tra amici ci si confronta e ci si sostiene, continui aggiornamenti specie nelle ore serali quando tutti si fa buio e fa ancora più paura, quando le vesti del fuoco iniziano ad assomigliare a quelle di un mostro che da un momento all’altro può portarsi via tutto quello che hai costruito ed investito in una casa.

Le istituzioni preposte alle emergenze mandano notifiche di allerta, mappe costantemente aggiornate dove è possibile vedere le zone che stanno evacuando e le zone che saranno le prossime a poter essere evacuate.

Mappa gialla e mappa rossa: rosso vuol dire scappa, giallo vuol dire preparati a scappare.

Tutto ora è visibile e chiaro su una mappa e le tue prossime decisioni dipenderanno da quanto si allargheranno i confini di quella mappa.
In poco tempo impari termini nuovi e a fare i conti con rischi a te sconosciuti, che potrebbero catapultare completamente la tua quotidianità!

Le scuole chiudono e si iniziano a preparare le valigie di emergenza!
Fioccano i consigli ed i confronti anche su questo: cosa inserire nel box di emergenza, dove andare in caso di evacuazione, è giusto andare ora oppure possiamo aspettare ancora un po’!?

Se hai tempo in questi casi impari pure che la miglior cosa da fare è quella di girare un video di casa tua, l’interno e l’esterno, riprendere anche il contenuto di cassetti ed armadi! Perché se la casa dovesse andare a fuoco l’assicurazione non ti renderà di certo la vita semplice (come se già non bastasse..).

E se all’inizio istintivamente pensi a quanto sarebbe devastante sapere che la tua casa è andata in frantumi a causa delle fiamme, col tempo e con l’angoscia che ti assale sempre di più, capisci che l’importante è salvarsi, che l’incendio alla fine, in alcuni casi, può essere quasi clemente perché ti dà il tempo di organizzarti, di preparare e mettere in una scatola le cose più essenziali della tua vita materiale: qualche documento e i vestiti per i giorni a venire!

Il nostro incendio è nato lunedì. Lunedì il fuoco era grosso 80 ettari ed era contenuto al 5%. Dopo due giorni il fuoco è diventato 5000 ettari, dopo 4 giorni 10.000 ettari. Contenimento sempre al 5%.

11 case sono state bruciate, 18.000 case sono state evacuate, sono morte due persone e ferita gravemente una persona. Sono stati colpiti tanti ranch, gli animali trasportati in dei luoghi di sicurezza. Innumerevoli gli animali selvatici morti.

Stanno intervenendo 2153 pompieri e 16 elicotteri.

Giovedì il Governatore della California ha dichiarato lo stato di emergenza, arriveranno nuovi aiuti da altri Stati dell’America!

La nostra casa è vicina ma non dentro alla zona gialla, quella cioè che potrebbe essere la prossima a dover essere evacuata.

Oggi, venerdì, per miracolo (davvero, qui non piove quasi mai) è arrivata la pioggia ad alleviare un po’ le nostre vite sospese.

Ci vorrà tanta pioggia perché possa spegnere un incendio così vasto, e soprattutto si dovrà sperare che i fulmini non azioneranno altri incendi e che i venti previsti forti nelle prossime ore, non trasportino pezzi di carbone infuocato in zone più lontane appiccando altri fuochi!

Siamo qui, continuiamo a sperare che tutto vada per il meglio! Le ultime notizie sono comunque molto incoraggianti, soprattutto grazie alla pioggia, ora, il fuoco è contenuto al 40%.

Noi finora ci siamo “solo” preoccupati ma tante persone a noi vicine hanno subìto l’evacuazione vera e propria e sicuramente avranno vissuto dei momenti terribili!

Ma, ancora di più, i vigili del fuoco che sono ancora lì per combattere l’incendio, sono gli eroi assoluti a cui dobbiamo tutto!

Le testimonianze che ho sentito in loro favore in questi giorni sono straordinarie, fatte di persone con una competenza immensa ed un cuore altrettanto grande.

Il mio pensiero e ringraziamento va a loro e alle loro famiglie che aspettano il loro ritorno! Molti di loro stanno combattendo un mostro che potrebbe distruggere la loro stessa casa!

I vigili del fuoco chiamati per questi incendi così grossi, stanno in trincea per due settimane consecutive, 24 ore su 24, devono dormire e vivere accanto all’incendio, se saranno fortunati qualche albergo o casa in zona potrà aprire loro le porte perché possano fare un’occasionale doccia, i più giovani dormono per terra mentre i più grandi dormono su qualche brandina improvvisata. Al termine delle due settimane, se l’incendio è ancora attivo, potranno dare il cambio al team successivo.

Sono loro i veri eroi! Un grazie, di cuore, senza fine!

Firefighter al lavoro
Fairview fire

Il camice sanitario e il concetto di pudore negli USA

L’esperienza del camice sanitario è un’emozione che in America basta poco per poterla vivere! 😅

Se da un lato questo camice fa quasi ridere perché poco bello a vedersi dall’altro, col tempo, ho imparato ad accettare e apprezzare il differente approccio culturale che gli americani investono in questo strumento di carta usa e getta. Vi spiego il perché. 

Benché i film facciano capire chissà cosa gli americani, in realtà, sono molto pudici e hanno un modo molto diverso dal nostro di approcciarsi alla nudità! 

Che si tratti di andare dal medico di famiglia, dal ginecologo o anche solo dal radiologo, prima che il dottore entri nello studio l’infermiere prepara sul lettino il camice e, se necessario, anche il telo di carta. Il dottore entra nello studio solo dopo essersi assicurato che il paziente sia riuscito a cambiarsi. 

Sono gli strumenti del pudore!

Perché se nella visita è prevista l’esplorazione fisica o visiva di una parte intima del corpo, allora il camice, così come il telo di carta da appoggiare sopra le gambe, vengono in soccorso per aiutare sia il paziente che il dottore a sentirsi a proprio agio davanti a delle scene potenzialmente imbarazzanti! 

Se inizialmente mi sembrava un approccio quasi esagerato, ormai devo dire di essermi abituata e che anzi, al contrario, mi sembra inadeguato il modo forse troppo “leggero” in cui in italia si effettuano le visite. 

Se ci pensate, almeno a me capitava così, dal ginecologo in Italia ci si spoglia per lo più davanti al dottore o al massimo dietro ad un séparé e, subito dopo, si va incontro al dottore NUDI!

Ho davvero capito quanto sia importante il concetto del pudore negli Stati Uniti quando un nostro amico americano ci ha raccontato quanto ci sia rimasto male nel capire che in italia le visite non si svolgono come qui. 

Aveva accompagnato la moglie dal ginecologo italiano ed era caduto nell’imbarazzo più totale quando, dopo la chiacchierata iniziale col dottore, la moglie si era dovuta spogliare e sottoporre alla visita ginecologica senza alcuna copertura e con le gambe all’aria, cosi, come se niente fosse 😂

Questo racconto mi aiutò a capire l’”altra prospettiva”, perché mentre noi italiani la viviamo in modo quasi naturale, per chi è abituato al concetto di “doversi coprire” il nostro approccio invece può apparire quasi come una cosa fuori dal mondo!

Un’altra cosa infatti che in America è molto diffusa è che i bambini in piscina o al mare vengono sempre cambiati solo ed esclusivamente nei bagni, mentre io tendo sempre a velocizzare questo passaggio “all’italiana”, cambiandoli magari all’aperto con un telo davanti perché “tanto sono solo bambini, no?!”. 😜

Un altro esempio ancora che mi viene in mente è che qui sono pochissime le donne che ho visto allattare a seno nudo, addirittura in alcuni Stati come lo Utah fino a qualche anno fa era vietato allattare in pubblico a seno scoperto. Molte donne sono solite coprirsi con un apposito telo.

Ovviamente il camice del pudore lo si trova anche in Ospedale. Mentre in Italia quando ci si prepara per un ricovero spesso si acquista un set da notte nuovo di zecca con tanto di vestaglia, pigiama e ciabatte abbinate per fare bella figura col dottore e compagnia bella, in America questo problema non si pone, perché la prima cosa che danno quando si entra nella stanza ospedaliera, è proprio un involucro con dentro il camice di carta e anche i calzini (orribili) abbinati 😂 

Ma non vi preoccupate il gusto italiano nel mio caso è venuto fuori anche in Ospedale, dove dal mio magico borsone ho fatto apparire vestaglia, pantaloni e ciabatte Intimissimi, così bellini da rendere il ricovero un po’ più carino! 

Insomma, luogo che vai, usanze che trovi!

La collina Bliss nella mia vita di ieri e di oggi

Bliss – l’immagine di Microsoft Windows

Chi non ricorda la famosa collina di Windows!?
Una morbida e dolce collina verde acceso posata su di un cielo azzurro intenso pennellato con nuvolette bianche.
La collina si trova a Sonoma County, California, ed è stata una delle foto più viste al mondo, oltre un miliardo di visualizzazioni! Si dice infatti anche che l’autore della foto, Charles O’Rear, si sia pentito di non aver chiesto di più a Microsoft per i diritti d’autore.

In effetti, se solo avesse immaginato…

Sicuramente per me quella foto rappresenta l’emblema della tecnologia e segna l’inizio del mio viaggio nel mondo dell’informatica quando, con lo sguardo perso nel profondo verde di Bliss, la Collina, muovevo i miei primi passi in quel nuovo mondo.

Quelle stesse colline hanno guidato il nostro trasferimento nella East Bay di San Francisco.

Le vedemmo la prima volta in un pomeriggio pieno di appuntamenti per guardare delle case.

Allo svoltare di una curva eccole lì: un verde brillante (era primavera, il periodo ideale!), il cielo azzurro dietro di loro, le mucche in alto a pascolare.. un paesaggio bucolico di una bellezza mozzafiato.

Fu allora che sentimmo che sarebbe stato difficile rinunciare a questi paesaggi e che sarebbe stato bello prendere casa immersi in quel contesto.

Alla pari di Bliss, era uno scenario che trasmetteva poesia e serenità!

Quando si dice San Francisco non si crede che appena oltre i confini di una metropoli così high tech, esista una distesa immensa fatta di natura, colline, boschi.

È la Bay Area! Fatta di questo e tanto altro, a dire il vero!

Se vi capita di passare da queste parti e siete curiosi di vedere Bliss, eccovi le coordinate GPS per raggiungerla:

38°14’56.3″N 122°24’37.0″W

Nelle foto sotto trovate anche come è oggi, purtroppo un po’ cambiata!

Bliss come appare oggi

A voi questa immagine suscita qualcosa?

Raccontatemi! 🙂

Bliss, nella mia vita di ieri e di oggi ❤️

Il diritto di respirare aria pulita!

La vendita di aria pulita in Cina – Photo credit Web

Nelle foto potete vedere come appare l’aria nel sud della California ogni tre settimane circa. Il rosso indica che l’aria è piena di agenti inquinanti tossici per la salute.

Si tratta di un inquinamento palpabile e visibile almeno per chi, come me, presta attenzione all’ambiente che ci circonda.

Non è nebbia, è inquinamento! Photo credit: almost home – una famiglia nel mondo

È un inquinamento che puoi anche odorare perché nell’aria si crea una nebbia bassa piena zeppa di sostanze tossiche che puzzano. 

Si calcola che respirare quest’aria equivalga a fumare un pacchetto di sigarette tutte insieme. 

È come respirare l’aria che ricavi da una macchina lasciata accesa in un garage con la porta semichiusa.

Ci siamo tolti il diritto sacrosanto di respirare aria buona per i nostri polmoni e per il nostro corpo. 

Siamo arrivati esattamente a quel punto in cui inizieremo a vedere dal vivo gli effetti negativi del cambiamento climatico. 

Sta già accadendo con le tempeste d’acqua che arrivano violente per distruggere tutto ciò che trovano attorno. 

Sta già accadendo con l’aria che è diventata sporca e velenosa. 

È un male che in molti non conoscono ma che ormai riguarda tutti, quotidianamente! 

Se tutti insieme non facciamo qualcosa per cambiare, quest’aria insalubre invaderà con una frequenza sempre maggiore i nostri giardini, i nostri parchi, i nostri parco giochi, le nostre vite!

I nostri bambini non saranno più in grado di giocare all’aria aperta, di godersi i bellissimi cieli azzurri e di respirare della buona aria pulita. Aprire la finestra per fare entrare in casa della buona aria fresca diventerà solo un gesto occasionale. 

Non stiamo parlando di scenari apocalittici ma di un qualcosa che sta già accadendo molti posti del mondo. 

Molto probabilmente sta già avvenendo anche nel posto dove vivi tu, solo che non lo sai. 

È una realtà che si sta presentando in maniera massiccia in posti come Nuova Delhi (India), Pechino (Cina), tante città italiane come Milano, Como, Torino. Accade ormai da anni in città come Salt Lake City (Utah), Los Angeles (California) e tanti altri luoghi ancora. 

Lo vedo accadere anche in Sicilia, in Toscana, in Piemonte. Tutti posti che controllo spesso perché rientrano nei miei luoghi di interesse.

Il mercato ne è già consapevole e si sta attrezzando con purificatori di aria per la casa, di tutte le marche e qualità. 

Non credo sia molto lontano il tempo in cui si venderà anche l’ossigeno per respirare l’aria fuori casa perché sarà diventata irrespirabile, nera! 

Anzi, se proprio vogliamo dirla tutta, in Cina, dove l’inquinamento è arrivato a dei livelli molto elevati, già vengono vendute ai turisti bottiglie di “aria fresca”.

Vendita di aria pulita – photo credit Web

Citando “The Lorax”, un meraviglioso film cartonato che parla in maniera brillante proprio di questo, l’unica conclusione che ci rimane siamo noi, perché:

“𝐴 𝑀𝐸𝑁𝑂 𝐶𝐻𝐸 𝑄𝑈𝐴𝐿𝐶𝑈𝑁𝑂 𝐶𝑂𝑀𝐸 𝑇𝐸 𝑁𝑂𝑁 𝐼𝑁𝐼𝑍𝐼 𝐴 𝑃𝑅𝐸𝑁𝐷𝐸𝑅𝑆𝐼 𝐶𝑈𝑅𝐴 𝐷𝐸𝐿𝐿’𝐴𝑀𝐵𝐼𝐸𝑁𝑇𝐸 𝑈𝑁 𝑆𝐴𝐶𝐶𝑂 𝐷𝐼 𝑃𝐼𝑈̀, 𝑁𝐼𝐸𝑁𝑇𝐸 𝑀𝐼𝐺𝐿𝐼𝑂𝑅𝐸𝑅𝐴̀, 𝐴𝑆𝑆𝑂𝐿𝑈𝑇𝐴𝑀𝐸𝑁𝑇𝐸 𝑁𝐼𝐸𝑁𝑇𝐸!!”. 

Guardatelo insieme ai vostri figli se potete, per educarli sin da piccolo ad avere cura del pianeta 🌱

E voi, avete mai controllato la qualità della vostra aria? 

State facendo qualcosa per migliorare il nostro ambiente?

Pendenze e meraviglie di San Francisco

Foto ovviamente ritoccata ma rende bene l’idea – Photo Credit Tristane

Il motivo per cui San Francisco è una città unica ed inimitabile sta tutto, principalmente, nella sua pendenza. Solo qui si poteva costruire una città su delle colline così ripide ed il risultato lo si vede bene in queste foto!

Pendenze di SF – Photo Credit Dave Howard
Pendenze di SF – Photo Credit Dennys Huey

Le strade sono talmente pendenti che se vi fate un giro in macchina potreste vivere dei momenti dai connotati un po’ drammatici! 😅
Sia in salita che in discesa ti sembra che la macchina possa capovolgersi da un momento all’altro, o che se devi fermarti mentre sei in salita e poi ripartire, potresti fare uno scivolone all’indietro di dieci metri combinando chissà quali danni.

Invece no, miracolosamente la macchina riparte senza problemi (grazie cambio automatico) e a te è semplicemente salita l’ADRENALINA a mille mentre guardi da sempre più in alto i mille panorami che si moltiplicano sotto ai tuoi occhi.

Perché più sali e più aumentano gli strati di meraviglie che riesci a vedere.

Strati fatti di colori, pendenze, strade, fiori, piante, grattacieli, ponti, mari.. e la tipica nebbia di San Francisco che esiste solo qui.

Una passeggiata tra le strade di questa fantastica città si trasforma in una esperienza stravagante mentre ci si immerge tra le vie con le case dai mille colori, le salite, le discese e le Cable Cars che rendono il tutto ancora più originale.

La strada più pazzesca da vedere a San Francisco, è la famosa Lombard Street, considerata (anche se erroneamente) la strada più tortuosa del mondo! Questo tratto di strada è stato costruito nel 1922 a seguito della necessità di ridurre la pendenza della collina che era al 51%. La si può percorrere con la macchina solo a senso unico in discesa, mantenendo un limite di velocità di 8 km/h.

Scorcio di Lonbasrd Street – Photo Credit Ruel Gatchalian

La strada più pendente di San Francisco è Bradford Street, con una pendenza del 41%, mentre quella più turistica, con una pendenza del 31%, è Filbert Street.

Filbert Street – Photo Credit Colon Benz Berry

Questa è lei, San Francisco.

Enjoy!

Oltre Palm Springs

Indian Canyon

Con le sue distese aride punterellate di cactus, le sue verdi palme che si pongono in netto contrasto con il bianco delle rocce, il deserto della California riesce a regalarti degli scenari estremi unici e mozzafiato!

Palme coreografiche, palme tra le più rare d’America, serpenti a sonagli, stambecchi, teneri cactus che spuntano quasi a volerti ricordare che la natura è sempre viva, anche quando non piove da mesi ed il sole continua a picchiare, giorno dopo giorno, instancabile ed indifferente!

Siamo nel sud della California, a circa due ore da San Diego e oltre Palm Springs si arriva a lui, il deserto, maestoso ed affascinante come non mai.

La natura intorno a Palm Springs è immensa, noi abbiamo iniziato a conoscerla con una lunga escursione nell’Indian Canyons, la riserva naturale indiana di Agua Caliente dove in tempi immemorabili si erano insediati gli indiani.

Oggi qui si trova l’Oasi delle California Fan Palms più grande al mondo e si possono trovare ancora le tracce delle prime popolazioni indiane di Agua Caliente, come le rocce con le incisioni artistiche, i loro sistemi di irrigazione, capanne, i percorsi che avevano realizzato per rendere più vivibile l’area e così via.

Andarci in questo periodo è ancora più bello! L’aria è pulita e frizzante al punto giusto, non troppo caldo ma neanche freddo. Il clima ideale che si sposa in maniera perfetta alle escursioni in un posto magnifico.

Poi c’è Palm Springs, Oasi del divertimento e del relax, famosa per le sue sorgenti termali ma soprattutto per i suoi stilosi alberghi e campi da golf.

L’ingresso di Palm Springs

Di Palm Springs ci ha colpito per lo più l’elevata quantità di palme che si affacciano numerose su ogni via e scorcio di città e che la avvolgono in lungo e in largo donandole l’aspetto di una vera e propria Oasi!
La città è circondata da una lato dal deserto e dall’altro da un’imponente montagna che le regala una tanto agognata ombra nei torridi pomeriggi estivi.
Palm Springs è mediamente calda tutto l’anno ma d’inverno, se si prende la sua vicina funivia, si può trovare la neve ed ammirare così dall’alto lo spettacolo immenso del deserto.

Contrasti forti ed emozionanti si affacciano prepotenti in ogni loro sfumatura: caldo, freddo, deserto contrastato dal verde delle palme, sabbia rovente, neve ghiacciata, oasi custode delle notti più “sfacciate” ma anche oasi del relax, con le sue lussuose spa e le distese di golf, volute sin dagli anni ‘50 da personaggi del mondo dello spettacolo dal calibro di Elvis Presley e Marilyn Monroe, a cui la città ha dedicato pure una (immensa) bellissima statua.

Per il resto per me Palm Springs rimane una città turistica piacevole da visitare in cui forse non vale neanche la pena fermarsi troppo, a meno che non faccia da appoggio per la visita nella natura delle riserve naturali che la circondano e che richiedono qualche giorno per poter essere visitate per bene.

Ma Oltre Palm Springs c’è lui, il deserto, e quello sì che ti ruba il fiato e ti fa capire che la California davvero è la terra della grande bellezza dove la natura ha deciso di sbizzarrirsi e di dare il meglio di sé stessa offrendosi in diversi aspetti: montagne, laghi, oceani, spiagge infinite e poi… il deserto!

Fatemi sapere cosa ne pensate! 🙂

L’isola di Coronado, incanti e dintorni di San Diego

La spiaggia principale di Coronado

Il sole in California continua a picchiare alto e caldo, con temperature che arrivano fino ai 32 gradi!
Credo si tratti di numeri elevati anche per il sud della California e questo, tristemente, non può non portare la mia mente al cambiamento climatico. Non piove da troppo tempo e lungo le strade si leggono avvertenze di eccessiva siccità con l’invito a consumare l’acqua con parsimonia.

Ritornando con la mente ai pensieri positivi, abbiamo approfittato del caldo costante per andare a scoprire l’isola di Coronado, un altro spaccato della città di San Diego.

Posta proprio di fronte al downtown di San Diego, Coronado inizia ad apparire in tutto il suo splendore, verde e circondata dal mare, a partire dal ponte che da San Diego porta a lei.

Coronado Bridge – photo credit Pedro Orso

Il paesaggio dal Coronado Bridge offre infatti già una bellissima prospettiva sui grattacieli di San Diego che appaiono così tutti insieme, come incorniciati in una cartolina che ti porta i suoi più raggianti saluti.

San Diego vista dal Coronado Bridge – photo credit Strowmile Luzviminda

Lo spettacolo mantiene alto il suo livello sia di giorno che di notte, con le luci che brillano ovunque in questo scenario.

Coronado come centro abitato nasce negli anni che vanno dal 1880 al 1890, quando alcuni investitori decidono di costruire sull’isola un grande albergo lussuoso direttamente sulla spiaggia. Diventerà l’Hotel Del Coronado.
I traguardi che si prefiggono sono così alti ed ambiziosi da configurare questa struttura alberghiera ancora oggi come una delle più ambite e lussuose in cui villeggiare.

Hotel Del Coronado

Nel 1977 l’Hotel diventa monumento storico nazionale mentre la spiaggia di Coronado, grazie al suo colore dorato ed alla sua inaspettata morbidezza, viene dichiarata miglior spiaggia degli Stati Uniti nel 2012.

L’Hotel Del Coronado si presta pure come ambientazione cinematografica, è qui infatti che viene girato il film “A qualcuno piace caldo”, con la splendida Marilyn Monroe. Per molti anni diventerà il fulcro del divertimento per tanti divi di Hollywood e celebrità, tanto da guadagnarsi la nomea di “Hollywood’s Playground”, il parco giochi di Hollywood.
Se si passeggia al centro è possibile vedere le stelle dedicate alle celebrità che sono state lì e da qualche anno si festeggia il Coronado Film Festival, sponsorizzato proprio dall’omonimo Hotel.

Oggi Coronado appare come un bellissimo (seppure piccolo) centro abitato con abitazioni, scuole, uffici e parchi e mantiene intatta la sua natura di isola dedicata al mare, al bel clima e alla vacanza. Per il resto, gran parte dell’isola è dedicata alla base navale militare degli Stati Uniti.

Grazie al turismo più facoltoso che da sempre approda sull’isola, il centro città offre una passeggiata molto piacevole lungo negozietti chic e ristoranti.

Ma il protagonista indiscusso rimane lui, l’Hotel del Coronado (oggi di proprietà della catena alberghiera Hilton) che con il suo stile vittoriano è diventato una leggendaria e storica icona dell’isola.

Passeggiando sul lungomare non passano inosservate le strutture alberghiere che compongono l’Hotel: nonostante varie ristrutturazioni, mantengono un fascino incredibile che ti riporta indietro negli anni ‘50, quasi a immaginare una mitica Marilyn Monroe che si aggira lungo le spiagge in tutto il suo splendore.

Alcune dependance alberghiere hanno grandi vetrate che si affacciano su un panorama fatto di palme, di sabbia d’oro e di mare.. osservarle mentre si passeggia, fa venire una gran voglia di pernottare lì per una, due, cento notti.

Ed il tramonto magnifico che cade proprio lì davanti, conclude alla perfezione una gita in questo luogo che incanta!

E un matrimonio capitato lì magicamente, proprio mentre passavamo ha reso il tutto ancora più magico e fiabesco.

Ditemi se non vi fa sognare almeno un po’!?

San Diego di notte vista da Coronado – photo credit Michael Gonzalez

Lo Utah, la nostra prima casa americana

Photo credit web

Quando tra le mie prime volte al supermercato nello Utah sono andata alla ricerca di un buon vino da acquistare, ho speso circa mezz’ora a cercare e cercare la sezione delle bevande alcoliche. Solo alla fine mi sono ricordata che nello Utah esiste il divieto di vendere alcol scontrandomi così, per la prima volta, con una conseguenza tangibile dello Utah come Stato Mormone.

Un tipico liquor store americano


In quanto Stato dei Mormoni ed essendo il Mormonismo una religione che proibisce ai propri seguaci il consumo di alcol, lo Utah non vende all’interno dei supermercati né liquori, né vini!
Ne deriva pure che se vieni invitato a cena da una famiglia mormona è essenziale ricordarsi di non portare una bottiglia di vino o di liquore come pensiero per la serata, altrimenti sai che figuraccia!?!


I Mormoni non possono consumare neanche il caffè! Attenzione però, perché qui potrebbe scapparci un po’ di confusione. Il caffè caldo è proibito ma non lo è nella versione fredda! Ne consegue che dolci come il tiramisù e bevande come la Coca-Cola (che contiene caffeina) possono essere consumate! Ovviamente è vietato pure il consumo di tè, tabacco e droghe!


Non tutti gli abitanti dello Utah sono mormoni per cui esistono (fortunatamente) dei negozi specifici chiamati Liquor Store, dove è possibile acquistare queste bevande. L’ingresso è consentito solo ai maggiorenni ed i bambini non possono entrare nemmeno in compagnia del genitore che fa la spesa!


La domenica nello Utah è una giornata dedicata interamente a Dio. Le famiglie mormoni si riuniscono in massa nelle loro chiese e dopo la messa si ritrovano nei luoghi della comunità per mangiare e trascorrere la giornata tutti insieme. Ne consegue che la domenica molte attività, come musei, ristoranti, centri commerciali, sono tassativamente chiusi.

Il tempio Mormone di Salt Lake City

Ricordo ancora la nostra prima passeggiata domenicale a Salt Lake City, capitale dello Utah, in cui tutto era vuoto e le strade semi deserte.


Per strada si incontrano molte macchine con la targa “in God we trust” tanto per ricordarvi, ancora una volta, che vi trovate in uno Stato Mormone!

Tipica targa dello Utah


Le chiese, chiamate “chiese di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni”, sono bandite a chi non è un seguace del Mormonismo. In genere le loro costruzioni sono abbastanza imponenti e questo, in una terra in cui le chiese cristiane antiche non esistono, dona un piccolo tocco in più all’ambiente rispetto a quelle completamente anonime che sono solite esistere in America.


A Roma, due anni fa, è stato inaugurato il primo tempio mormone in Italia! È il più grande d’Europa e ci sono voluti ben 8 anni per costruirlo! Per l’occasione molti Mormoni sono partiti dallo Utah così come da tutte le parti del mondo per assistere alla inaugurazione.

Il tempio Mormone a Roma


A quanto pare è la religione che si sta diffondendo più rapidamente rispetto ad altre, con un milione di nuovi seguaci ogni 3 anni! Credo, pertanto, che di loro chiese in giro per il mondo se ne vedranno sempre più spesso! 😉

Voi le conoscete? Ne avete vista qualcuna dal vivo?

Fedeli mormoni

Le meraviglie dell’Autunno in America

Ciao Autunno

La stagione dell’autunno è senza dubbio una delle più belle in America perché con essa si dà il via ad una esplosione di colori e di celebrazioni dedicate proprio a questo periodo.

Questo è un invito, per chi legge, a farsi stuzzicare dall’idea di dedicare una visita negli USA proprio in questa stagione perché, credetemi, potreste rischiare di rimanerne affascinati!

Le case si tingono di arancione e di addobbi autunnali, i supermercati inondano gli ingressi con centinaia di zucche di tutte le grandezze, forme e colori, le fattorie aprono le loro porte per la caccia alle zucche, si organizzano feste, fiere, concerti e competizioni sempre a tema zucche!

Sono proprio loro le protagoniste indiscusse e, da quando vivo qui, non ho potuto che farmi contagiare dal modo in cui gli americani guardano a questa stagione!

Questo è un invito, per chi legge, a farsi stuzzicare dall’idea di dedicare una visita negli USA proprio in questa stagione perché, credetemi, potreste rischiare di rimanerne affascinati!

Che siano piccole o enormi, sono molte le fattorie che offrono occasioni di divertimento a tema per le famiglie.

Anche la sola raccolta delle zucche diventa una piccola piacevole scoperta! Le aziende infatti si vestono a festa ed è un incanto vedere sin dalle strade, i cartelli o gli addobbi esposti per attirare l’attenzione della clientela.

Molte fattorie mettono a disposizione dei piccoli carrelli con cui ci si può addentrare nei campi di raccolta dove giacciono zucche per ogni esigenza e gusti: grandi, piccole, arancioni, verdi, gialle, larghe, storte, dritte ma, attenzione, queste zucche tutto sono, tranne che commestibili; si tratta infatti solo di zucche destinate agli addobbi!

Esistono poi delle fattorie che del periodo delle zucche ne fanno un vero e proprio parco del divertimento, una sorta di Gardaland a tema, con infinite attrazioni e giostre e giochi e fantasticherie!

Tra tutti quello che più ci ha entusiasmato, è stato il Cornbelly’s Corn Maze & Pumpkin Fest, nello Utah!

Qui l’atmosfera è da mago di Oz dove fieno, zucche, spaventapasseri e giochi stile anni ‘50 addobbano ogni angolo in maniera eccezionale e curata nei minimi dettagli, ogni angolo diventa motivo di sorpresa e di entusiasmo.
Il Cornbelly’s Corn Maze si annovera tra i primi dieci più belli d’America, è una delle più grosse manifestazioni a tema autunno mai realizzate, conta un centinaio di attrazioni ed è letteralmente una grande festa del divertimento dall’inizio fino alla fine.

Se vi dovesse capitare di viaggiare nello Utah in autunno, vi consiglio di segnarvelo tra i posti particolari e molto poco turistici, quelli che per noi sono davvero da non perdere!
Qui un video che lo promuove.

https://www.facebook.com/CornbellysFanPage/videos/10154886744631516/

Sempre molto interessante e soprattutto originale da vedere nello Utah, è la Pumpkin Regatta, dove gigantesche zucche tra i 200 e i 700 kg, vengono adibite a barche e utilizzate per una regata di velocità sul lago!

Insomma, nel periodo che va da metà settembre fino a Thanksgiving, la amatissima festa del ringraziamento, ovunque si vada è un tripudio all’autunno, al periodo della raccolta (harvest) e alle pumpkin e noi, in questi tre anni vissuti in America, possiamo dire di averne viste di tutte le zucche! 🎃

Che sia Thanksgiving, Halloween, Natale, San Valentino… gli americani mettono anima e cuore nel festeggiare la ricorrenza di turno, e già questo, secondo me, vale una visita in questo paese che ama sempre fare le cose in grande.

Original Apple Pie – la versione americana “godereccia” della torta di mele

Una cosa che mi ha sempre affascinata della cucina americana sono le American Pies 🥧

Nei film americani sono tipiche le scene in cui le famiglie si riuniscono in occasione delle feste e la Pie viene inquadrata come una delle protagoniste delle loro belle tavole imbandite.
Mi chiedevo spesso incuriosita che sapore avessero e così mi sono cimentata in questo mondo delle torte americane.

Per me è stata una scoperta culinaria sorprendente perché gli americani uniscono due sapori fantastici per noi inusuali nei dolci: la pasta brisée (che noi solitamente usiamo per le quiche o torte salate) e il ripieno dolce di frutta che è sempre molto abbondante.

Considerate ad esempio che nella classica Apple Pie americana ci va ben 1,3 kg di mele, mai vista personalmente tanta abbondanza nelle torte di mele italiane!
Il ripieno di frutta si sposa così col gusto burroso e un po’ salato della pasta ed il risultato finale è una Pie dal profumo sublime e dal sapore strepitoso!

L’American Pie si caratterizza pure per essere una torta completamente chiusa, dove l’impasto avvolge tutta la parte superiore del ripieno.
Le Pies americane non sono solo dolci ma con la stessa base fanno anche le torte salate. Esiste ad esempio la Chicken Pie (torta di pollo) che vi assicuro essere veramente buona!

Sebbene l’American Pie sia un fenomeno tutto americano in realtà le sue origini le troviamo ovviamente lungo l’Europa. L’aspetto curioso però è che la seconda guerra mondiale sembrerebbe aver contribuito a rendere la Apple Pie un fenomeno USA nonché un simbolo ufficioso dell’America. Si racconta infatti che i soldati in combattimento amassero dichiarare: “we’re fighting for Mom and Apple Pie”, stiamo combattendo per la mamma e per la torta di mele!

Da qui il mito nonché la bontà unica della American Apple Pie! 🍎

Io l’ho fatta oggi nella versione più classica e semplice. Solitamente mi piace perdermi nelle decorazioni delle torte ma questa mi piace così, old fashion, come le facevano le nonne d’America per la tanto amata Réunion familiare.

Per i dolci americani seguo spesso una cuoca americana che adoro e che per me è diventata un po’ un’icona in fatto di cucina statunitense. Si chiama Stephanie Jaworoski ed è la fondatrice di “Joy of Baking”.

La ricetta che vi presento è sua, è stata tradotta in italiano da me e realizzata con un supporto fotografico passo dopo passo. Spero che questo vi renderà il tutto più semplice.

Enjoy, la Apple Pie è divertente da preparare e straordinaria da gustare! 🍎

INGREDIENTI

Per il ripieno di mele:

  • 1,3 kg di mele (circa 5 grandi, io le avevo piccole e me ne sono servite 10, quindi PESATELE 😊) private della loro buccia e tagliate a spicchi grossi circa mezzo centimetro
  • Un cucchiaio di succo di limone
  • 50 grammi di zucchero bianco
  • 65 grammi di zucchero di canna chiaro
  • 1 cucchiaino di cannella in polvere (se non vi piace la cannella omettetela)
  • Una punta di cucchiaino di noce moscata (opzionale)
  • 1 grammo di sale
  • 15 grammi di amido di mais
  • 1 cucchiaio circa di acqua
  • 25 grammi di burro (io uso quello bello giallo delle mucche da pascolo) tagliato a piccolo pezzetti

Per la pasta della Pie:

  • 350 grammi di farina 0
  • 4 grammi di sale Kosher (è un misto tra sale fino e sale grosso, nella preparazione troverete la foto del sale affinché possiate vedere la consistenza ma comunque va benissimo anche quello fino)
  • 30 grammi di zucchero bianco (io personalmente non l’ho messo)
  • 225 grammi di burro ben freddo non salato e tagliato a cubetti da 2,5 cm circa ciascuno. Stephanie taglia a pezzi il burro e lo rimette in frigo addirittura qualche ora o giorno prima, così il burro è ben freddo in ogni suo lato ed in questo modo si otterrà una Pie perfettamente leggera e croccante. Io purtroppo me lo dimentico sempre 🤫 però voi se potete provateci!
  • Da 60 a 120 ml di acqua ben fredda

Per spennellare la vostra Pie:

  • Un uovo grande
  • Un cucchiaino di acqua

Prima di passare al procedimento voglio aprire una parentesi circa il tipo di mele da utilizzare. Per una Apple Pie perfetta occorre usare delle mele dal gusto deciso e dalla consistenza robusta che non si sfaldi durante la cottura, trasformando la mela in una sorta di poltiglia. Le migliori per queste prestazioni sono le mele Granny Smith, Honey Crisp, Gala, Golden Delicious.

Vi allego le immagini per un supporto visivo. Potete usare solo una tipologia tra le mele elencate oppure fare un mix. Io ad esempio per fare la mia Apple Pie ho usato un misto di Granny Smith (verdi) e di Honey Crisp.


PROCEDIMENTO

Per il ripieno di mele: 🍏

  • In una ciotola grande unisci le mele con il succo di limone e mischia bene il tutto. Aggiungi entrambi gli zuccheri, la cannella, la noce moscata, il sale e mescola bene per combinare insieme i sapori. Io ho usato direttamente le mani perché mi piace la sensazione e perché secondo me si mescola meglio. 😀
  • Metti le mele in un grande colino (io l’ho messo direttamente nel mio mitico scolapasta italiano 😂), coprilo con della pellicola e inseriscilo all’interno di una ciotola perché possa raccogliere il succo che si formerà.
  • Lascia macerare così le mele per un tempo che va da 1 a 2 ore. Mentre le mele macerano occupati della pasta per la Pie.
Le mele che ho usato io e lo spessore che devono avere all’incirca gli spicchi di mele.
Il condimento delle mele e lo scolapasta usato per far macerare le mele.

Per la pasta della Pie:

  • In un mixer o in una ciotola combina insieme la farina, il sale e lo zucchero e mescola per amalgamarli.
  • Aggiungi il burro e fai andare il mixer finché il burro e la farina si combinano insieme grossolanamente (ci vorranno circa 10 secondi). Non deve venir fuori un impasto perfettamente liscio, quando vedrete che si saranno formati come dei granelli di burro e farina, fermatevi!
  • Ora aggiungete l’acqua ben fredda, partite dal metterne 60 grammi e lavorate il tutto finché l’impasto si compatta quando lo si tocca.
  • Se l’impasto risulta troppo asciutto aggiungete altra acqua, io ne metto sempre circa 80 grammi in totale, però dipende un po’ dalla farina che si usa.
Il sale Kosher e la consistenza grossolana che deve venire fuori mischiando la farina con il burro, prima di aggiungere l’acqua.
L’impasto a seguito dell’aggiunta di acqua e la divisione dei panetti per la formazione dei dischi.
  • Una volta ottenuto l’impasto formate una palla e dividetelo in due parti di circa 330 grammi ciascuno, appiattite l’impasto in una sorta di disco, avvolgetelo in della pellicola è mettetelo in frigo per circa un’ora.
  • Dopo che l’impasto si è indurito prendete dal frigorifero uno dei due dischi e ponetelo su un ripiano leggermente infarinato.
  • Stendetelo fino a raggiungere un diametro di circa 30 cm. Trasferite poi l’impasto su una teglia tonda di 23/24 cm. Elimina qualsiasi residuo di farina rimasto, copri con pellicola e di nuovo in frigo.
  • Stendi anche il secondo disco di pasta che era in frigo fino a un diametro di circa 30 cm. Io solitamente mi aiuto mettendo l’impasto in mezzo a due fogli di carta forno, perché così non si appiccica e si stende più facilmente.
  • Una volta ottenuto il secondo disco da 30 cm copri e rimetti in frigo.
Il disco di circa 30 cm di diametro.
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